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venerdì 8 maggio 2015

Il ritratto magniloquente di due professionisti condannati alla solitudine

HEAT - LA SFIDA
Recensione





Heat - la sfida è un film di Michael Mann con Al Pacino, Robert De Niro, Val Kilmer, Jon Voight del 1995. Los Angeles. Il rapinatore Neil Mcauley (De Niro)  dopo una rapina finita nel sangue, compiuta assieme ai suoi uomini contro un furgone portavalori, decide di compiere un ultimo colpo prima di ritirarsi. Intanto, l'implacabile detective Vincent Hanna (Pacino), indagando sulla strage della rapina precedente, si mette sulle sue tracce. Il regista de L'ultimo dei mohicani realizza uno dei più riusciti polizieschi degli ultimi anni e uno dei migliori film  degli anni '90. Sullo sfondo di una città immensa e decadente, fotografata magnificamente dal nostro Dante Spinotti, si intrecciano le storie di due uomini che hanno scelto da tempo il proprio destino, il quale per entrambi ha in serbo la solitudine. Ogni personaggio è abbozzato alla perfezione, ognuno con una propria profondità psicologica e con le proprie ragioni. Avvincente dall'inizio alla fine, non lascia respirare lo spettatore per più di tre ore, perciò la durata non deve spaventare. Inevitabile il duello di recitazione tra i due protagonisti, ma anche il cast di contorno è di tutto rispetto. Molte le scene da antologia, tra cui il bellissimo finale. Mann si è ispirato per questo lavoro a un suo telefilm di qualche anno prima (Sei solo, agente Vincent!) simile nella trama e nei personaggi.

mercoledì 22 aprile 2015

L'uomo camaleonte

ZELIG
Recensione


Finto documentario a cavallo tra gli anni Venti e Trenta che narra la bizzarra storia di Leonard Zelig (Allen), americano di origini ebree che presenta un’ignota malattia, ovvero una trasformazione psicosomatica che lo porta ad assumere sembianze e comportamenti dell’interlocutore. Una psichiatra (Farrow) ne studia il caso per arrivare a una guarigione e presto se ne innamora.

Allen veste una brillante commedia - con i soliti toni dissacratori – da documentario del tutto verosimile. Vengono utilizzate immagini di repertorio ritoccate per far “vivere” il personaggio in situazioni realmente avvenute. La fotografia è impeccabile, così come gli espedienti utilizzati per rendere veritiero il documentario – interviste, musiche, materiale d’archivio, utilizzo di strumenti cinematografici dell’epoca.

È con la consueta irriverenza che Allen narra metaforicamente la perdita di personalità dell’uomo nella società di massa, il suo rapporto con la fede e la morale. Celebri le battute sulla psicanalisi (“Devo andare a un congresso sulla masturbazione. Non vorrei che cominciassero prima di me”) e sull’ebraismo (“Ho 12 anni. Vado alla sinagoga. Chiedo al rabbino qual è il significato della vita. Lui mi dice qual è il significato della vita. Ma me lo dice in ebraico. Io non lo capisco, l'ebraico. Lui chiede 600 dollari per darmi lezioni di ebraico”).

venerdì 17 aprile 2015

Da un Noir francese la migliore commedia all’Italiana di sempre

I SOLITI IGNOTI
Recensione 

 



I Soliti Ignoti è un film di Mario Monicelli del 1958 con Vittorio Gassman, Marcello Mastroianni, Tiberio Murgia, Renato Salvatori e Carlo Pisacane.
Il film racconta il furto al banco dei pegni Monte di pietà architettato da cinque morti di fame (Gassman, Mastroianni, Salvatori, Murgia e Pisacane) che, data la poca esperienza vanno a lezione dal famoso scassinatore Dante Cruciani (Totò). Riusciranno nell’impresa? 
Questo autentico Capolavoro del cinema italiano è una specie di Remake del noir francese Rififi di Jules Dassin. Il ritmo instancabile, l’inconfondibile carisma degli interpreti e la regia accurata di Monicelli riescono a fare di questa pellicola la migliore commedia all’italiana di tutti i tempi. La comicità, come spesso in Monicelli, nasconde un sottotesto serio. La società nella quale i nostri vivono e si muovono è sporca e impoverita, lontana anni luce dal Boom economico che sarebbe arrivato di li a poco. I nostri tentano il colpo per provare a fuggire da quella miseria e quello squallore. Record di incassi in Italia e nomination all'Oscar come miglior film straniero. Ci sono stati due seguiti italiani e due remake americani, ma nessuno eguaglia l'originale. Se avete bisogno di un grande film nella vostra cineteca personale, non perdete altro tempo, metteteci questo film.

giovedì 16 aprile 2015

Non siamo destinati a salvare il mondo, ma ad abbandonarlo

INTERSTELLAR
Recensione




In un futuro non precisato - probabilmente il 2060 - il destino dell’intera umanità è seriamente compromesso dai profondi mutamenti climatici che hanno colpito il Pianeta Terra. Cooper (McConaughey) è un ingegnere ed ex pilota della NASA che vive con la sua famiglia in una fattoria coltivando mais, l’unica risorsa agricola che ancora resiste alle avversità naturali.

Nella stanza da letto di sua figlia si verificano fenomeni paranormali che, grazie a un’intuizione, vengono decodificati tramite il codice binario e portano Cooper e la figlia a trovare una base segreta della NASA. È qui che il professor Brand (Caine) sta conducendo degli studi: la Terra è al collasso ma, grazie all’esistenza di un warmhole apertosi nelle vicinanze di Saturno, è possibile andare in altre galassie per trovare un pianeta che possa dare ospitalità all’umanità. Cooper viene quindi invitato a partire per questo viaggio interstellare insieme a un team di 3 astronauti, tra cui la bella Amelia (Hathaway), in cui molteplici incognite sono presenti, tra cui anche le poche probabilità di ritorno sulla Terra.

È impossibile non fare paragoni con 2001: Odissea Nello Spazio e non sentire le influenze che abbia avuto su questa pellicola. Eppure Nolan ne prende le distanze con la sua (in)consueta abilità nell’alterare il percorso narrativo e la percezione del racconto. Il risultato è un film in cui lo spettatore si trova immerso in un viaggio tra galassie, buchi neri e warmhole attraverso effetti speciali di spettacolare impatto visivo. Ad alimentare ulteriormente l’intera storia si aggiungono i temi della famiglia e dell’amore che è al di sopra di qualsiasi percezione spazio-temporale immaginabile.

Nonostante tali premesse, il film non convince pienamente. La prima parte è ben articolata e narrata, dando ottime premesse per il successivo sviluppo. Ma nella seconda parte si richiede allo spettatore uno sforzo (anche di immaginazione) piuttosto eccessivo. La narrazione sembra avere dei salti non facili da colmare, con un fatalismo sempre più imperante nei dialoghi tra i protagonisti. Restano, senza ombra di dubbio, la spettacolarità delle sequenze spaziali -  per le quali il fisico Kip Thorne ha fornito la consulenza scientifica - , destinate a entrare nella storia del cinema così come il cast impeccabile, con un McConaughey in splendida forma.

domenica 12 aprile 2015

Robert e Francesca

I PONTI DI MADISON COUNTY
Recensione






I Ponti di Madison County è un film di Clint Eastwood del 1995, tratto dall'omonimo romanzo di Robert James Waller.
In una piccola cittadina dello Iowa, Francesca (Streep), un'affascinante quarantacinquenne di origini italiane, mentre suo marito (Haynie) e i suoi due figli sono assenti, conosce Robert (Eastwood), un fotografo del National Geographic che è giunto nella contea per immortalare i suoi famosi ponti. Tra i due nasce fin da subito una fortissima attrazione che porterà entrambi in un vortice di passione intensissimo. Francesca, per la prima volta nella sua vita, si sente apprezzata e amata in ogni parte di sé, dando così sfogo a tutta la sua, fino a quel momento nascosta, sensualità. Robert, eterno e fiero solitario, si lascia possedere dall'amore come mai fino ad allora. I problemi però, per i due amanti, sono dietro l'angolo. Dopo quattro giorni ardenti, il fotografo deve partire e la famiglia di lei sta ritornando a casa. Francesca è costretta a decidere: lasciare tutto e vivere il resto dei suoi giorni con Robert o continuare a stare con la propria famiglia?


Eastwood, come spesso accade, ci lascia in dono un'altra perla delle sue. Meryl Streep è meravigliosa e con una carica di sensualità in ogni sua movenza e di sensibilità incredibile. Deliziosa. La trama è affascinante, intensa, coinvolgente, straziante. Peccato per la parte centrale che risulta avere qualcosa in meno rispetto a tutto il resto della pellicola. Gli spunti di riflessione sulla vita non mancano e al termine del film, non si può far altro che chiamare la persona amata e chiederle se è felice insieme a te.

sabato 11 aprile 2015

Nel mondo dei sogni

Piccolo Nemo - Avventure nel mondo dei sogni
Recensione




Piccolo Nemo - Avventure nel mondo dei sogni è un film d'animazione del 1989, prodotto dalla Tokio Movie Shinsha e diretto da Masami Hata. Nemo, il protagonista, è un bambino di dieci anni che, ogni notte, viene perennemente assalito dagli incubi. In uno dei suoi sogni, Nemo vede entrare dalla finestra della sua camera un uomo misterioso, il professor Genio. Egli ha il compito di portare il piccolo nel cosidetto "Mondo dei Sogni", per ordine di Re Morpheus. Così, a bordo di un dirigibile, il Piccolo Nemo, assieme al suo fidato scoiattolo Icarus, parte alla volta del regno magico per scoprire il perché del suo convocamento a corte. È qui che il ragazzino conosce la principessa Camilla, Re Morpheus, Flip, la persona meno raccomandabile del regno che gli provocherà non pochi guai e il cattivo, l'antagonista del racconto, il Re dell'Incubo. La pellicola è ispirata alla serie a fumetti "Little Nemo" di Winsor McCay. I giapponesi provano a scalfire, anche minimamente, il predominio Disney, ma non riescono nel loro intento, visti i risultati al botteghino non entusiasmanti: il budget è stato di 35 milioni di dollari, incassandone in patria soltanto 10. In generale, musiche e scenografie carine e racconto, se visto con occhi da fanciullo, apprezzabile. Se si è un po' più "grandi", meglio concentrarsi su altre opere.

venerdì 10 aprile 2015

Run Forrest, Run!

FORREST GUMP
Recensione






Forrest Gump (Hanks), un ragazzo dell'Alabama dal basso coefficiente intellettivo, cresce forte dei consigli della mamma (Field) e dell'innata onestà e fiducia verso il prossimo. Il primo giorno di scuola, si innamora a prima vista di Jenny (Wright), una meravigliosa bambina, la quale, anche col passare del tempo, sarà sempre al primo posto nei pensieri del protagonista. Forrest vive e ci racconta, seduto su una panchina, trent'anni di storia americana, dai suoi ingenui e curiosi occhi. Da piccolo ispira le più celebri movenze di Elvis, successivamente diventa una stella del football e poi del ping pong. Parte per il Vietnam, si arricchisce col commercio dei gamberi, conosce i presidenti Johnson, Kennedy e Nixon e diventa un esempio per moltissime persone, quando per tre anni, decide di attraversare gli Usa, correndo. Vincitore di sei premi Oscar: miglior film, regia (Zemeckis), attore protagonista, sceneggiatura non originale, montaggio ed effetti speciali visivi. Tratto dall'omonimo romanzo di Winston Groom, questo capolavoro del 1994 ha saputo emozionare e far sorridere tutto il mondo. Forrest è l'eroe moderno, che nonostante i propri limiti, fa di tutto per ottenere ciò che desidera, anche se, poco importa, il più delle volte inconsapevolmente. Hanks sublime, regia strepitosa e musiche di Alan Silvestri deliziose, per un film destinato a restare una delle migliori pellicole di tutti i tempi fino alla fine dei nostri giorni.

Non stregati dalla luna

STREGATI DALLA LUNA
Recensione






Stregati dalla luna è un film del 2001 diretto da Pino Ammendola e Nicola Pistoia. Siamo a Napoli, bisogna organizzare la cena di fidanzamento tra il carabiniere Giuliano (Pistoia) e la poliziotta Miria (Cucinotta), nel ristorante dell'amico Dario (Ammendola). Tutto salta, quando la promessa sposa confessa al fidanzato di averlo tradito con un agente della Digos. Tra la disperazione, entrano in gioco i migliori amici del carabiniere, Carlo e Massimo (Casagrande - Aiello) per cercare di sollevare il morale di Giuliano, ma è con l'improvviso arrivo della bellissima Viviana (Gale) che i bollenti spiriti emergono e danno il via a vari eventi. È la trasposizione cinematografica dell'omonima commedia ma il passaggio dal teatro al cinema non pare funzionare. Pellicola che non verrà ricordata da molti ma, forse, ciò che rimarrà nella storia sarà una delle interpretazioni più brutte del cinema italiano, da parte di Megan Gale. 

giovedì 9 aprile 2015

Statv senza pnsier!

GOMORRA - LA SERIE
Recensione






Il clan dei Savastano, con al comando il boss Don Pietro (Cerlino), è in guerra col clan guidato da Salvatore Conte (Palvetti), per possedere il controllo sulle attività illecite dell'area periferica napoletana. Al fine di intimidire e far comprendere al rivale la propria forza, Don Pietro ordina ad uno dei suoi uomini migliori, "L'immortale" Ciro Di Marzio (D'Amore), di incendiare la casa della madre del rivale. Infuriato per l'accaduto, Conte manda i suoi scagnozzi alla ricerca del responsabile dell'incendio. Ciro viene trovato in un bar, si compie un vero e proprio attentato, ma "L'immortale" riesce a salvarsi. A questo punto, il boss dei Savastano non ha più dubbi: Conte e tutti gli uomini del camorrista rivale vanno sterminati. L'operazione va a buon fine, ma Conte riesce a sopravvivere e fugge in Spagna. Siamo solo all'inizio: la guerra è ben lontana dalla conclusione.


Gomorra - la serie è un capolavoro su tutti i fronti. La trasformazione, nel corso degli episodi, fisica e psicologica di Genny (Esposito), figlio di Pietro Savastano, è incredibile e terribilmente affascinante. Donna Imma (Calzone), madre di Genny e moglie di Don Pietro, pur portando con sé una straordinaria femminilità, l'amore verso le persone care e un pizzico di altruismo, dimostra più di una volta di essere in grado di gestire la malavita senza timore. Salvatore Conte è furbo, cinico, paradossalmente religioso e senza giri di parole, fa paura. Ciro Di Marzio, il protagonista, è un killer senza pietà, sembra non provare alcuna emozione, se non in rarissime circostanze e se per un attimo si comincia a "tifare" per lui, il secondo successivo si cambia idea. La regia di Stefano Sollima, Francesca Comencini e Claudio Cupellini è impeccabile e curata nei minimi dettagli. Da un'idea di Roberto Saviano, Gomorra - la serie, pur trattando argomenti e dinamiche simili al romanzo e al film di Garrone, è qualcosa di completamente diverso. Non ci sono buoni. Ogni personaggio rappresenta sfumature più o meno forti del male. E tutto questo, ovviamente cinematograficamente parlando, è geniale. Fotografia, scenografia, musiche e sceneggiatura ammirevoli. E se ovunque si vada, continuamente vengono pronunciate frasi e citazioni di questa serie, l'obiettivo di tutte le persone che hanno lavorato a quest'opera è stato raggiunto. Ci troviamo di fronte alla miglior serie televisiva italiana di sempre: "Statv senza pnsier".